Alloro, laurus nobilis
Alloro, laurus nobilis

L’alloro, laurus nobilis, appartiene alla famiglia delle lauraceae, è una pianta originaria dell’Anatolia e delle regioni sul mar Mediterraneo che nel corso dei secoli è stata coltivata in tutto il sud europeo. Si tratta di un arbusto perenne, sempreverde, che può raggiungere gli 8 m di altezza, le cui foglie sono di forma ovale e di doppio colore, verde scuro brillante sulla superficie anteriore e verde chiaro opaco sulla superficie posteriore, i fiori, che fioriscono tra il mese di marzo ed il mese di aprile, sono molto piccoli di colore giallo chiaro – verdastro. Produce, infine, anche dei frutti, ovvero delle piccole bacche di forma ovale e di colore nero.

Laurus nobilis aurea

Oltre al laurus nobilis esistono altre qualità di alloro, la più particolare delle quali è il laurus nobilis aurea che deve il suo nome alle foglie dorate di forma leggermente appuntita e leggermente più coriacee. A differenza del laurus nobilis è una pianta che richiede un’estrema cura, infatti, oltre a non tollerare il vento, le gelate o i raggi diretti del sole ne bruciano immediatamente le foglie.

Storia e simbologia

olimpiadiL’alloro è tra le più note dell’antichità, nell’antica Grecia e nell’antica Roma era il simbolo della pace e della vittoria sia in campo militare che nelle gare sportive, i suoi rami venivano infatti intrecciati per creare corone da porre sul capo dei vincitori nei giochi pitici e dei personaggi degni di riconoscimento e stima, la corona d’alloro costituiva quindi il massimo onore.

I giochi pitici erano uno dei quattro giochi panellenici (termine collettivo con cui si indicano le quattro diverse manifestazioni sportive, a carattere sacro, che si tenevano nell’antica Grecia e che impegnavano tutte le città dell’Ellade. Le quattro manifestazioni erano: I giochi olimpici, i giochi più importanti e prestigiosi, si tenevano ogni quattro anni ad Olimpia nell’Elide, dedicati a Zeus; I giochi pitici, che si tenevano ogni quattro anni nei pressi di Delfi, dedicati ad Apollo; I giochi nemei, che si tenevano ogni due anni a Nemea, anch’essi dedicati a Zeus; I giochi istmici, che si tenevano ogni due anni nei pressi di Corinto, dedicati a Poseidone), fondati all’incirca nel VI sec a.C. a differenza dei giochi olimpici prevedevano competizioni anche per i musicisti e i poeti, che per l’occasione si cimentavano in veri e propri giochi atletici, le competizioni sportive che si eseguivano erano le stesse che si disputavano ad Olimpia.

Valle di Tempe

Tutti i vincitori dei giochi ricevevano una corona di alloro che per l’occasione proveniva dalla Valle di Tempe in Tessaglia. I poeti che vincevano e ricevevano la corona d’alloro diventavano “poeti laureati” e persone degne dalla più immensa e regale stima per questo motivo accanto alla parola laurus vi è la parola nobilis.

Nell’antica Grecia, l’alloro era la pianta consacrato ad Apollo, il Dio della musica e della poesia, signore di Delfi, città dove il primo dei sei templi eretti in suo onore fu costruito con rami di alloro, era anche la pianta sacra consacrata ad Asclepio, il figlio di Apollo, Dio della medicina ed è per questo motivo che per diversi secoli la pianta soprattutto le foglie furono utilizzate come cura per numerose malattie tra le quali la peste.

Esistono due leggende mitologiche che hanno diversi punti di coincidenza, la prima riguarda la nascita dei giochi pitici, secondo questa leggenda l’oracolo di Delfi ed i giochi pitici furono iniziati dal dio Apollo dopo che questi era riuscito ad uccidere Pitone.

L’uccisione di Pitone da vita alla seconda leggenda mitologica, raccontata da Ovidio (Publio Ovidio Nasone 43 a.C. – 18 d.C.), nella quale si descrive anche la nascita dell’alloro. Narra la leggenda che un giorno il Dio del Sole, Apollo, si vantava con il Dio dell’Amore, Cupido, di essere riuscito ad uccidere il serpente Pitone con la massima agevolezza e, fiero di se e dei suoi mezzi, derideva le armi di Cupido, arco e frecce.

Apollo e Dafne (1622 - 1625), Bernini
Apollo e Dafne (1622 – 1625), Bernini

Cupido risentito del comportamento di Apollo, decise di fargli vedere quanto fosse potente e lo colpì con una freccia d’oro, la freccia capace di far innamorare alla follia la prima persona divina o mortale che l’occhio avrebbe visto. Il dio Apollo, ignaro della vicenda pose il suo primo sguardo su una ninfa, Dafne, sacerdotessa di Gea e figlia del dio fluviale Ladone. Quando Cupido vide di chi si era innamorato Apollo, cioè la ninfa Dafne decise di colpirla con una freccia di piombo, ovvero la freccia che faceva scappare dall’amore. Della ninfa Dafne era innamorato anche un giovane mortale, Leucippo, che per avvicinare la sua amata si era travestito da donna. Apollo venuto a conoscenza della vicenda, per liberarsi del rivale, suggerì alle ninfe di fare uno dei loro bagni rituali (un tipo di bagno in cui le ninfe partecipavano completamente nude). Leucippo venne in questo modo smascherato e ucciso dalle ninfe stesse. Avendo il campo libero Apollo dichiarò il proprio amore a Dafne ma, questa lo respinse e scappò via terrorizzata. Apollo la inseguì e quando la stava per raggiungere nei pressi del fiume Peneo, Dafne disperata invoco l’aiuto di Gea e del padre Ladone. Entrambi l’aiutarono trasformandola in un albero di alloro. Fu proprio da quel momento che l’alloro divenne una pianta sempreverde consacrata al divino Apollo, il quale viene raffigurato con una corona di rami d’alloro intrecciati sul capo.

Secondo le antichissime tradizioni popolari i contadini romani, per ingraziarsi i favori del Sole, avevano l’usanza di legare tre ramoscelli d’alloro con un cordoncino rosso, i questo modo avrebbero favorito il buon raccolto, aiutando il grano a maturare e donare benessere alla popolazione.

Fiori di alloro

Anche al giorno d’oggi esistono diversi rituali legati all’alloro, ad esempio, si dice che mettere alcune foglie di alloro sotto al cuscino promuova i sogni profetici, mentre tenere alcune foglie di alloro in casa aiuterebbe ad avere la protezione del dio del sole e quindi prosperità e benessere.

Secondo numerose credenze popolari, inoltre, si dice che l’alloro non venga mai colpito dai fulmini, proteggendo anche le case limitrofe.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante l’alloro è considerato il simbolo della potenza, della vittoria e della gloria ed essendo una pianta sempreverde è anche simbolo di immortalità.

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