Il giardino del tempo

Crea sito

Storia e simbologia

Violaciocca rossa: Storia, leggende e linguaggio dei fiori

Matthiola incana

La violaciocca rossa, matthiola incana, è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia della brassicaceae, tipica della flora mediterranea e quindi abbastanza diffusa sul territorio italiano.

Si tratta di una pianta che può raggiungere un’altezza di 60 cm circa composta da un fusto legnoso soprattutto alla base, di colore biancastro per via della sottile peluria, foglie molto strette e sottili, che si originano dal fusto e dalle varie ramificazioni, di forma lanceolata e vellutate al tatto a causa della sottile peluria che le rende di colore quasi grigiastro, e fiori, che sbocciano da marzo a maggio, composti da quattro petali di color violetto.

Nel territorio italiano sono particolarmente diffuse due sottospecie della pianta la incana e la rupestris:

  • La matthiola incana subspecie incana è quella più diffusa, si riconosce dalle foglie inferiori larghe al massimo 2 cm;
  • La matthiola incana subspecie rupestris, che è piuttosto rara in Sicilia, a differenza della specie precedente ha foglie inferiori che possono raggiungere i 4 cm di larghezza;
Storia e simbologia

Il nome matthiola fu attribuito alla pianta dal botanico francese Charles Plumier (1646-1704) ed è dedicato al medico, botanico senese Pietro Andrea Mattioli (1501-1578), che curava i giardini di Bernardo II di Cles, un noto cardinale italiano vissuto nel XVI secolo.

La violaciocca è comunemente chiamata “fiore delle api”, in quanto tradizionalmente piantata nei pressi degli alveari al fine di attirare e nutrire le api.  Si tratta di un fiore molto apprezzato soprattutto in Inghilterra e in Scozia. Secondo una leggenda scozzese si narra che una ragazza, che aveva rifiutato di sposare l’uomo scelto per lei dal padre, fu rinchiusa da quest’ultimo nella torre del castello di famiglia. Un giorno con l’aiuto del suo innamorato la ragazza decise di fuggire ma nel tentativo di farlo cadde lungo il muro della torre finendo sul suolo ricoperto da violaciocce dove morì sul colpo. Il ragazzo che l’aveva aiutata a fuggire non la dimenticò mai e in suo ricordo portò, per il resto dei suoi giorni, un rametto di violaciocca sul cappello.

Winter’s Tale – Atto V, Scena III

In Inghilterra la sua notorietà è attesta anche da un’opera di William Shakespeare, “Winter’s tale” (Il racconto d’inverno), dove i due dei protagonisti, Polissene e Perdita (i re di Boemia e la figlia del re di Sicilia), parlano di giardinaggio consigliandosi la coltura di violaciocche per arricchire il loro giardino.

 

 

Polissene – Sei gentile, pastora,
e bene hai scelto verzure d’inverno
per l’età nostra.
Perdita – In verità, signore,
i fiori di stagione più vistosi,
coll’invecchiar dell’anno,
quando l’estate non è ancora morta,
né ancora nato il tremolante inverno,
son i garofani e le violacciocche,
che chiamano “bastardi di natura”;
però il seme di quelle varietà
non cresce al nostro rustico giardino,
né m’interessa farcene trapianto.

Polissene – Perché non v’interessa, mia carina?
Perdita – Perché m’han detto che la screziatura
che varia il lor colore è un artificio
che usurpa la potenza creatrice
della grande Natura.

Polissene – E sia pur vero; però la natura
da nessun altro mezzo è migliorata
che non venga dalla natura stessa;
onde anche l’arte che, come voi dite,
aggiunge qualche cosa alla natura,
è anch’essa un’arte fatta da natura.
Vedete, per esempio, mia carina,
noi maritiamo un nobile virgulto,
per mezzo dell’innesto,
a un tronco della specie più volgare,
e da una gemma di più nobil razza
facciamo fecondare una corteccia
d’una specie più bassa: questa è un’arte
che non solo corregge la natura,
ma la cambia, ed è pur sempre natura.
Perdita – È così, infatti.

Polissene – E allora fate ricco
anche voi di striate violacciocche
il giardino, e non ditele bastarde.

 

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la violaciocca simboleggia la fedeltà e la bellezza immutabile.

Curiosità: Ad esser chiamata violaciocca non è solo la matthiola incana ma anche un’altra pianta l’erysimum cheiri,  che appartiene alla famiglia delle brassicaceae, che è diffussa sul territorio europeo, quindi anche in Italia, ma che viene spesso coltivata come pianta ornamentale per i suoi fiori di colore giallo.

Tagete: Storia, simbologia e tradizioni popolari

Alcune specie di tagete

La tagete, tagetes, è una pianta, erbacea, appartenente alla famiglia delle asteraceae, originaria del Messico e dell’America centrale. In natura ne esistono circa 50 specie fra le quale ve ne sono sia annuali che perenni.

Si tratta di una pianta dal tronco molto robusto, fittamente ramificato e di colore verdastro bruno. Le foglie di colore verde più o meno lucente hanno il margine esterno dentellato ed emettono un odore aspro e pungente. La fioritura inizia fra la fine di giugno e l’inizio di luglio e prosegue fino ai primi freddi autunnali. I fiori, singoli o doppi, crescono su peduncoli lunghi fino a 15 cm, sono riuniti in capolini terminali e somigliano, in una certa misura, ai fiori di calendula. Il loro colore è il colore giallo-arancio in tutte le sfumature possibili, e talvolta possono presentare anche delle vistose striature.

Storia e simbologia

Nelle regioni di origine si trova spesso allo stato spontaneo lungo i margini delle strade e nei luoghi incolti, in Europa, dove fu importata nel corso del 1500 dal Messico, è utilizzata, invece, come pianta ornamentale, soprattutto per creare delle siepi o delle bordure nelle aiuole.

Addobbi per il Dia de los muetos

In Messico, suo paese di origine, la tagete viene chiamata cempasúchil, ed i fiori vengono largamente utilizzati  durante la festività del Dia de Los Muertos  (giorno dei morti). Secondo le credenze popolari l’1 e il 2 novembre gli spiriti dei defunti tornano sulla terra per trovare i loro cari, quindi tutta la popolazione in occasione dell’evento si appresta ad addobbare le tombe con spettacolari altari fioriti. I petali della tagete vengono utilizzati, oltre che per gli addobbi, per segnare sul terreno il sentiero che le anime dei defunti dovranno seguire per arrivare agli altari eretti in loro onore. Quest’ultimo utilizzo è dovuto ad un’altra credenza popolare secondo la quale i petali di tagete sarebbero in grado di trattenere il calore solare e quindi riuscirebbero ad illuminare la via che il defunto dovrebbe seguire per il suo ritorno.

Tagete-cempasúchil

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, nei suoi paesi di origine, simboleggia la beatitudine.

In Europa prende il suo nome coincide invece con quello di una divinità etrusca che insegnò agli etruschi l’arte della divinazione e della comprensione dei messaggi degli Dei, per questa ragione simboleggia proprio la comprensione.

Curiosità Nel nostro paese viene volgarmente chiamata anche garofano indiano, il termine indiano in questo caso sta ad indicare l’etnomino indios ovvero nativi americani e non ha alcuna attinenza con l’India.

 

Trifoglio: storia, simbologia e linguaggio dei fiori

Il trifoglio, trifolium, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia fabaceae e comprende circa 250 specie. Originaria del continente europeo, del Nordafrica e dell’Asia occidentale è, dopo essere stata esportata in ovunque, una delle piante più comuni e conosciute al mondo.

Le specie più comuni sono: il trifoglio bianco, trifolium repens, detto anche t. rampicante o t. ladino, fra tutte le specie è quella maggiormente diffusa al mondo. La sua caratteristica principale, che lo rende distinguibile dalle altre specie, consiste nelle striature bianche presenti nelle foglie. Fiorisce nei mesi che vanno da aprile ad ottobre; Il trifoglio dei prati, trifolium pratense, chiamato anche t. rosso o violetto; Il trifoglio incarnato, trifolium incarnatum, conosciuto all’estero col nome di crimson clover.

Storia e simbologia 

Trifolium repens

Il nome trifolium deriva dal latino e significa costituito da tre foglie, tale nome è deriva chiaramente dalla forma delle foglie, i nomi delle varie specie (pratense, repens ecc) sono invece dovuti al colore dei fiori.

La pianta era ben nota sin dall’antichità greci, romani e druidi (sacerdoti celtici) attribuivano alla pianta proprietà calmanti e disintossicanti, inoltre lo consideravano un valido rimedio contro il veleno. La moderna fitoterapia ha effettivamente confermato molte delle proprietà attribuitegli dagli antichi, il trifolium pratense, in particolare, si dimostra un valido aiuto contro le affezioni respiratorie, i disturbi gastrici, le irritazioni della pelle (usato come impacco esterno) e in più contrasta l’effetto dei radicali liberi per la presenza di un’alta concentrazione di sostanze dall’azione isoflavonica (in particolare la biocianina).

Fiori di trifoglio

Oltre alle sue proprietà mediche era una pianta particolarmente nota agli antichi per via di un’altra “capacità”, quella di rendere fertili i terreni su cui cresceva. Per questa sua proprietà si diffuse in Europa, in epoche più recenti, l’uso di coltivare il trifoglio su terreni scarsamente produttivi. Grazie a questa sua caratteristica fu inoltre importato prima in Nord America poi in Nuova Zelanda e infine in tutto il mondo.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante il trifoglio simboleggia la fertilità.

Quadrifoglio

Curiosità  Il trifoglio (shamrock) è uno dei simboli non ufficiali dell’Irlanda e della città di Boston (Massachusetts, Stati Uniti). Secondo una leggenda irlandese fu utilizzato da San Patrizio per spiegare il mistero della Trinità.

E’ statisticamente possibile trovare 1 quadrifoglio 10.000 trifogli.

Fata del trifoglio di Cicely Mary Barker