Euphorbia dendroides
Euphorbia dendroides

Il genere euphorbia è un gruppo botanico che comprende più di 2000 specie, sia ibride che selvatiche, appartenenti alla famiglia delle euphorbiaceae. Tutte le specie sono per la maggior parte originarie delle zone calde del pianta, anche se qualche specie la si può ritrovare spontanea nei paesi e clima temperato. La differenza tra le specie originarie dei climi caldi e quelle che crescono spontanee nei climi temperati sta nel fatto che mentre le prime si sviluppano come vere e proprie piante le seconde si presentano come dei cactus, alcune addirittura munite di lunghi aculei. Tra le specie più diffuse vi sono:

L’euphorbia dendroides o euphorbia arborea un arbusto che raggiunge un’altezza di 2-3 metri, diffuso in tutta l’aera mediterranea, in Italia è possibile ammirarlo in modo particolare nelle campagne siciliane. Ha dei lunghi fusti glabri e rami che presentano foglie solo nella parte superiore. I numerosissimi fiori sbocciano durante la primavera, sono raccolti ad ombrello e oranti da 2 brattee di colore giallo. Il difetto di questa pianta sta nel diventare uno scheletro risecchito subito dopo la fioritura, questa caratteristica ha reso la pianta di basso livello estetico, per questo non è una pianta coltivata.

Euphorbia bivonae

L’euphorbia bivonae, conosciuta come euforbia di Bivona, è diffusa nelle aree costiere del bacino del mar Mediterraneo e deve il suo nome al botanico siciliano Antonino Bivona Bernardi (1770–1837). E’ una pianta che raggiunge un’altezza massima di 1.5 m, ha un aspetto cespuglioso e cresce tra le scogliere marine e le rupi calcaree. Fiorisce tra novembre e marzo ed i suoi fiori sono composti da 4 – 5 petali, brattee simili a foglie e bratteole di forma ovale di colore giallastro.

L’euphorbia characias, originaria del Messico occidentale e del Portogallo, raggiunge un’altezza di  1.5 metri. Fiorisce tra gennaio e aprile.

L’euphobia spinosa, una pianta cespugliosa che raggiunge i 20 – 30 cm. Ha rami molto fitti di colore verde rossastro muniti di spine e foglie di colore verde azzurrognolo. I fiori che compaiono da marzo a giugno sono di colore giallo, riuniti ad ombrello e circondati da brattee verdi.

Euphorbia dulcis

L’euphorbia dulcis, conosciuta come euforbia bitorzoluta, è una pianta erbacea che raggiunge un’altezza massima di 50 cm. Ha foglie di colore verde e fiori, che si formano ad ombrello, di colore verde poggiati su brattee anch’esse di colore verde ma che col passare del tempo diventano rossastre. Fiorisce da aprile a giugno e si sviluppa su terreni che non superano i 200 m s.l.m.

L’euphorbia myrsinites, una pianta perenne sempreverde, diffusa nella zona compresa tra l’Europa meridionale e l’Asia minore dove cresce spontanea prevalentemente sui pendii fino ad un’altitudine di 1600 m. La pianta raggiunge un’altezza massima di 20 – 25 cm, ha le foglie di colore grigio bluastro e nel periodo compreso tra maggio e giugno fiorisce riempiendosi di fiori di colore giallo.

Euphorbia milii

L’euphorbia milii,  originaria dell’Africa meridionale, che riesca a raggiungere un’altezza di 1 m grazie alla sua capacità di aggrapparsi alle superfici circostanti. Ha un fusto legnoso ma nonostante ciò per composizione è molto simile da una pianta grassa, i suoi fiori sono di colore giallo e rosa.

L’euphorbia stenoclada, originaria del Madagascar che raggiunge un’altezza di 4 m, diventando un vero e proprio albero, di colore verde grigiastro. Sviluppa una buona ramificazione e ogni ramo è munito di numerosi aculei.

Euphorbia stenoclada

L’euphorbia virosa, originaria del Sud Africa, somiglia in tutto e per tutto ad un cactus. Si sviluppa su un piccolo tronco a colonna da cui partono le varie ramificazioni, che assumono anch’esse la forma di colonna. Ogni ramo ha delle linee di colore giallastro e delle robuste spine. Allo stato spontaneo può raggiungere 1 metro di altezza mentre se viene tenuta in vaso non supera i 40 cm.

Le piante appartenenti al genere sono talmente tante che sarebbe fuori luogo, in questo contesto, farne l’immenso elenco ma vale comunque la pena di citarne un’altra ovvero l’euphorbia pulcherrima, originaria del Messico, conosciuta anche con il nome di poinsettia ovvero la stella di Natale.

Storia e simbologia

Euphorbia virosa
Euphorbia virosa

Nella storia tutte le qualità di euphorbie sono sempre state conosciute a causa della loro tossicità, recidendone un ramo o una foglia è possibile infatti estrarne una sostanza bianca lattiginosa molto corrosiva, cancerogena e in alcuni casi persino velenosa. La qualità di euphorbia virosa ad esempio veniva utilizzata dai San (o Boscimani,  popolo che vive nel Kalahari tra Sudafrica, Namibia e Botswana) per immergere le punte delle frecce da caccia nel suo lattice, questa sostanza persino al semplice contatto provoca delle forti irritazioni e se va a contatto con gli occhi può persino causare la cecità. Il lattice delle euphorbie veniva adoperato con lo stesso scopo anche dagli gli indigeni messicani.

Euphorbia myrsinites

L’etimologia del nome euphorbia è piuttosto controversa, secondo alcune fonti, tra cui Plinio il Vecchio, il nome sarebbe riconducibile ad Euphorbus, medico personale del re  Giuba II della Mauritania, che utilizzava il succo prodotto da queste piante nelle sue pozioni. Fu lo stesso sovrano a dare il nome alla pianta descrivendola all’interno di un trattato in cui erano descritte le sue virtù terapeutiche. Secondo altri, invece, la parola euphorbia deriverebbe dalla parola greca euphorbium, parola generica con la quale si indicavano le piante che producevano un succo lattiginoso e velenoso utilizzabile nella medicina popolare del tempo.

Euphorbia spinosa

Altre fonti invece dicono che la parola euphorbia deriva dal termine euphorbius, termine  formato da due parole eu, che significa  buono, e phorbe, che significa pascolo, quindi il significato complessivo potrebbe essere ben nutrita, in relazione alla succosità della pianta stessa.

Qualsiasi sia la genesi del suo nome resta il fatto che sin dai tempi più remoti quasi tutte le piante di euphorbia non hanno un significato molto positivo, nel linguaggio dei fiori e delle piante, infatti, simboleggiano il dolore e la sofferenza.

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