Hibiscus arnottianus
Hibiscus arnottianus

L’ibisco, hibiscus, appartiene alla famiglia delle malvaceae, è originario delle zone tropicali del continente asiatico e delle isole dell’oceano Pacifico anche se al giorno d’oggi ampiamente diffuso e coltivato, a scopo ornamentale, in tutta Europa e in nord America. Il nome hibiscus deriva dal termine greco hibiskos che significa malva e fu attribuito alla pianta da Dioscoride, uno dei più famosi medici dell’antichità, nel 100 a.C.

Esistono circa 300 specie differenti di ibisco, alcune  perenni e altre annuali, alcune simili ad alberi altre ad arbusti e infine vi sono persino alcune specie dalla conformazione erbacea. In generale le piante che crescono nelle zone europee e americane, dove il clima è mite, non raggiungono mai dimensioni rilevanti mentre le piante che crescono nei loro habitat originari possono  raggiungere altezze di tutto rilievo.

Hibiscus waimae
Hibiscus waimae

Tutte le specie hanno delle grandi foglie dai margini non uniformi e fioriscono, a seconda della specie, nel periodo compreso tra la primavera e l’autunno.  Il periodo di durata dei fiori è molto breve, infatti sbocciano ed appassiscono nell’arco di pochissimo giorni, anche se vengono immediatamente sostituiti da fiori nuovi. I fiori, che non sono profumati, ad eccezione delle  varietà di hibiscus arnottianus e di hibiscus waimae le quali emanano un lieve e fresco profumo, hanno una forma ad imbuto e sono composti da cinque petali che possono essere di diversi colori: bianchi, rossi, viola, rosa, gialli e arancioni, a seconda della varietà. Ciò che contraddistingue il fiore di ibisco è il pistillo molto pronunciato generalmente più lungo della corolla del fiore.

Hibiscus syriacu

La specie più famosa e utilizzata come pianta ornamentale è l’hibiscus syriacu, originaria della Siria,  una varietà che può raggiungere i 4 m d’altezza e che resiste bene alle basse temperature. Fiorisce solo nei mesi estivi riempiendosi di fiori di notevoli dimensioni di colore bianco o rosa.

Altrettanto famoso e diffuso è l’hibiscus rosa sinensis, detto ibisco della Cina, adatto ai climi miti può raggiungere gli 8 m se fatto crescere in altezza, oppure, se adeguatamente potato, adatto a formare delle siepi. La sua fioritura è molto abbondante e si protrae dal mese di Giugno alla fine del mese di Settembre. I suoi fiori, il cui colore può essere: rosa, rosso intenso, giallo e bianco, sono di grandi dimensioni tanto da raggiungere un diametro di 15 cm.

Hibiscus rosa sinensis

Infine, tra le piante più diffuse vi è l’hibiscus trionum, originario dell’Africa, che a differenza delle specie precedenti è di piccole dimensioni ed ha un aspetto cespuglioso. Fiorisce nel periodo che va da agosto a settembre, con fiori di colore giallo o bianco crema all’estremità dei petali e marroni al loro interno.

Nelle città italiane è ormai una pianta abbastanza diffusa perché, oltre ad essere bella esteticamente, è molto resistente agli agenti inquinanti come gli ossidi a azoto e l’anidride solforosa.

 Storia e simbologia

Hibiscus trionum
Hibiscus trionum

Secondo recenti studi i primi esemplari di ibisco giunsero Europa,nello specifico in Olanda, nel 1500 dall’Asia Minore, luogo dal quale Ghislain de Busbecq, uno studioso di botanica e ambasciatore fiammingo presso la corte di Solimano il magnifico a Costantinopoli, inviò in patria numerosi esemplari e specie botaniche.

In Giamaica l’hibiscus elatus è l’albero nazionale, la caratteristica di questa specie sta nelle sue dimensioni, crescendo infatti allo stato spontaneo nelle foreste o nelle montagne, può raggiungere i 25 m di altezza.

Hibiscus elatus

Le isole di Salomone, che si trovano nell’Oceano Pacifico nei pressi della Nuova Guinea, sono invece famose per l’hibiscus taliaceus, la pianta da cui vengono ricavate le fibre e le foglie per creare i tipici gonnellini da ballo di quelle zone.

Nell’isola della Polinesia francese Tahiti secondo le tradizioni locali è usanza diffusa che le ragazze si adornino i capelli coi fiori di ibisco, mentre i ragazzi utilizzino il fiore per segnalare il proprio stato sentimentale, appoggiando un fiore sull’orecchio destro, nel caso siano impegnati, o ponendolo sull’orecchio sinistro, nel caso siano liberi.

Hibiscus tiliaceus

Sempre nelle isole della Polinesia il fiore di ibisco viene potato dalle donne, sia nelle vesti che tra i capelli, come segno di riconoscenza e  fedeltà nei confronti del proprio uomo. Secondo le tradizioni infatti una donna sposata deve mettere un fiore di ibisco sul lato destro del capo, mentre le ragazze non sposate mettono il fiore dal lato sinistro o dietro l’orecchio. Le tradizioni tahitiane vennero ben rappresentate dal pittore Paul Gauguin, che in molti dei suoi quadri, realizzanti a Tahiti, il raffigurò le donne del posto adornate da fiori di ibisco.

Donne di Tahiti (sulla spiaggia), Paul Gauguin, 1891; Olio su tela (69 x 91 cm) Esposto al Musee d’Orsay, Parigi

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, per via della durata molto breve dei suoi fiori, l’ibisco rappresenta la bellezza, in particolar modo quella giovanile che sfiorisce velocemente. Secondo alcune tradizioni orientali offrire un singolo fiore di ibisco ad una persona cara, equivale ad una proposta di matrimonio.

 

In passato la radice dell’ibisco era utilizzata in campo medico mentre il fiore veniva e viene utilizzato tutt’oggi per produrre il karkadè, una  tipica bevanda delle zone africane.

 Il karkadè

Il karkadè, nome che deriva dalla parola di dialetto etiope karkadeb che significa ibisco, si ottiene dall’infusione dei calici e dei petali essiccati di fiori di ibisco, in particolare delle qualità di hibiscus sabdariffa (una specie che raggiunge un’altezza di 3 metri, con foglie verdi a forma laminata e i fiori di colore rosso cupo).  Noto anche con il nome di  tè rosa dell’Abissinia si tratta di una bevanda dissetante, dal sapore leggermente acidulo, di colore rosso o verde ricca di vitamine. Bevuta in Africa, nell’America tropicale, nei Caraibi e in India da secoli si diffuse in Italia intorno agli anni ‘30, nel periodo fascista, nonostante proprio in quegli anni in Italia vigesse il proibizionismo del consumo dei prodotti stranieri. Il motivo del suo utilizzo durante il proibizionismo fu dovuto al fatto che il karkadè non era considerato un prodotto straniero, perché veniva coltivato in quelle che ai tempi erano colonie italiane ovvero l’Etiopia e l’Eritrea e lo si usava come sostituto del tè che a differenza del karkadè veniva prodotto in paesi che avevano attuato una politica di embargo verso l’Italia.

Negli Stati Uniti, invece, sempre negli anni del proibizionismo (’20 -’30) il karkadè venne utilizzato come bevanda sostitutiva del vino, probabilmente a causa della somiglianza di colore.

In Giamaica è la bevanda tipica del periodo natalizio.

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