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Il gelsomino notturno di Giovanni Pascoli

Il gelsomino notturno
Il gelsomino notturno

Il gelsomino notturno, venne scritta il 21 luglio 1901 nonostante fosse già nella mente del Pascoli già negli anni 1897-98,  è inserita nella raccolta intitolata  “I Canti di Castelvecchio” del 1903. Priva di uno schema logico e di una trama narrativa sembra un insieme di intense sensazioni e impressioni notturne slegate le une dalle altre ma che in realtà sono legate da sottili e intuitivi rapporti tra l’uomo e la natura. Rappresenta la realtà dei fenomeni ed il mondo misterioso che si cela sotto l’apparenza delle cose.

I gelsomini notturni, detti “le belle di notte”, che si schiudono la sera emanando un’intenso profumo per poi richiudersi all’alba, sono nella poesia del Pascoli il simbolo dell’anima che si apre alle voci dell’ignoto e del mistero, provando un immensa dolcezza.[banner]

La poesia fu scritta in occasione del matrimonio dell’amico e poeta Gabriele Briganti, ma del matrimonio, nel testo si fa solo un minimo cenno, quando si allude alla casa solitaria, al lume che si accende e poi si spegne e alla nuova vita che si è schiusa nel grembo materno. Questo potrebbe essere l’unico filo narrativo della poesia, ma è così sottile da sembrare una delle tante sensazioni e impressioni avvertite dal poeta durante la sua contemplazione della notte.  

Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo a’ viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle .
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolìo di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti, si cova,
dentro l’urna molle e segreta
non so che felicità nuova.

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