Nigella
Nigella

La nigella sativa appartiene alla famiglia delle ranuncolacea ed è originaria del nord Africa e delle regioni a sud ovest del continente asiatico.

Si tratta di una pianta annuale che raggiunge un’altezza massima di 30 cm, è composta da un fusto liscio e sottile e da foglie alterne molto frastagliate. I fiori, che sbocciano durante la stagione estiva, sono solitari, composti da 5 o 10 petali solitamente di colore bianco o celeste, anche se ne esistono varietà dai petali di colore rosa e violetto. Dopo la fioritura la pianta produce dei “frutti” ovvero delle capsule di colore bruno che all’interno contengono numerosi semini chiamati cumino nero.

 

Storia e simbologia

Il primo a descrivere e a classificare la specie fu Carl von Linné, più comunemente e semplicemente conosciuto come Linneo, padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi.

Il suo nome deriva dal latino niger che significa nero, tale nome è dovuto al colore dei suoi semi, che oltretutto sono molto simili a quelli del cumino, ragion per cui la pianta è spesso conosciuta come col nome cumino nero.

La storia relativa all’utilizzo della pianta è molto ampia e risale a tempi molto antichi, fu infatti una delle specie più utilizzate sia in Asia che nell’antico Egitto.

Cumino nero (semi di nigella sativa)

All’interno della tomba del faraone Tutankamon sono stati ritrovati dagli archeologi alcuni semi di nigella, inoltre dalle analisi effettuate su alcune anfore contenute nella tomba è stato scoperto che al tempo in cui furono collocate erano colme di olio di semi di nigella. Questo fa quindi supporre che presso gli egizi la nigella avesse un ruolo molto importante e che fosse legata in qualche modo al concetto “forza e protezione” nella vita ultraterrena. Secondo alcune ipotesi i semi e l’olio da essi estratto avrebbero dovuto aiutare il Faraone nelle malattie che potevano affliggerlo nell’aldilà.

La nigella fu anche accuratamente studiata in epoca medievale sia dal matematico, filosofo e scienziato persiano Albiruni (Abu Arrayhan Muhammad ibn Ahmad al-Biruni, 973 – 1048) che dal medico, filosofo e matematico anche’esso persiano Avicenna (noto anche col nome Ibn Sinā, 980 – 1037), quest’ultimo in particolare scrisse il testo “Il canone di medicina” (Qānūn fī l-ṭibb) nel quale secondo i suoi studi i semi di nigella avevano la qualità di essere dei ricostituenti naturali.

Ibn Sinā

Nota Per quanto riguarda il lavoro in campo medico Avicenna, egli fu il primo a non limitarsi a dare una descrizione dei sintomi delle malattie, ma creò una specifica classificazione e soprattutto studiò le possibili cause. Inoltre si cimentò nella sperimentazione dei possibili rimedi. In pratica il suo lavoro può essere considerato un archetipo della moderna scienza farmacologica.  

Curiosità Il nome comune con cui i popoli arabi chiamano la nigella è habbatul barakah, che vuol dire semi benedetti. Nei paesi anglosassoni viene invece popolarmente chiamata “love in a mist“, amore nella nebbia, o “devil in the bush“, il diavolo nel cespuglio, per via della conformazione della pianta che crea cespugli fitti e velati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la nigella, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base alla sua “gloriosa” storia, simboleggia il dubbio e l’imbarazzo, tale significato è probabilmente dovuto ai nomi popolari attribuitigli dagli anglosassoni.

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