Echinacea purpurea
Echinacea purpurea

L’echinacea, appartiene alla famiglia delle compositae asteraceae, una famiglia alla quale appartengono tutti quei fiori che possiedono una struttura a forma di calice attorniata da petali, è originaria del Nord America ed il suo americano è coneflower che deriva dalla forma del fiore, il quale presenta al centro un prominente cono. Il nome echinacea, invece, deriva dal greco e significa porcospino, tale nome è dovuto alla conformazione della sommità del fiore che si presenta spinoso. In botanica viene chiamata anche rudbeckia angustifoglia, poichè il botanico Linneo la volle dedicare al botanico svedese O. Rudbeck.

Le qualità più note di echianacea sono tre: echinacea angustifolia, echinacea purpurea, echinacea pallida, anche se nelle praterie nord americane sono molto diffuse un totale nove specie diverse.

Sommità del fiore

L’echinacea angustifolia, cresce nelle praterie ed è molto diffusa anche nel territorio Europeo, ha delle foglie ricoperte da una peluria fitta e sottile che le rende ruvide al tatto, fiorisce nel periodo che va da giugno a settembre ed i suoi fiori sono di colore rosa o violaceo.
L’echinacea purpurea, cresce nelle foreste, ha delle foglie di forma ovale decisamente ruvide anche se totalmente glabre, i fiori sono di color violetto e fioriscono dal mese di giugno al mese di settembre.
L’echinacea pallida, cresce come l’echinacea angustifolia nelle praterie, è una specie tra le più difficili da riconoscere poiché a differenza delle altre qualità i suoi fiori sono di colore bianco e fioriscono nel periodo che va dal mese di maggio al mese di agosto.

Storia e Simbologia

Echinacea pallida

Sin dall’antichità le comunità di pellerossa nordamericani utilizzavano l’echinacea per le sue proprietà terapeutiche e curative, il suo utilizzo per scopi medici era così diffuso che veniva addirittura ritenuta, dagli indigeni americani, una pianta sacra.
Dalle varie documentazioni, arrivate sino ai giorni nostri, emerge che ben 14 tribù di pellerossa utilizzavano l’echinacea, della qualità angustifolia, a scopi terapeutici. Gli sciamani la utilizzavano, infatti, per la cura di tutti i tipi di ferite e per i morsi di insetti e di serpenti velenosi, facevano masticare le sue foglie e le sue radici a chi era stato morso, poi eliminavano il veleno dal corpo del malcapitato facendo delle piccole incisioni sulla pelle e, infine, applicavano una purea di foglie e radici di echinacea fresca sui tagli. In questo modo, secondo le loro tradizioni i sintomi dell’avvelenamento sparivano in 2 massimo 3 giorni. Ma le funzioni dell’echianacea, per gli indiani, non si limitavano solo alla cura in caso di morsi o punture velenose ed alla cicatrizzazione delle ferite, gli sciamani la utilizzavano anche per preparare dei collutori contro il mal di denti e degli infusi antinfluenzali.

Echinacea angustifolia
Echinacea angustifolia

Non essendo una pianta di origine europea l’uso dell’echinacea venne scoperto dagli europei solo nel 1700, quando i “coloni bianchi” iniziarono ad impiegarla come medicina popolare. Nel 1870 il dottor H.C.F. Meyer la usò come ingrediente principale per un preparato chiamato “Mayer’s Blood Purifier” efficace per la purificazione del sangue. In Europa venne riconosciuta ufficialmente come “pianta officinale” solo nel 1916. L’echinacea, importata nel continente europeo, venne nel corso del tempo ibridata ed ai giorni nostri si presenta come una pianta ornamentale di carattere erbaceo dalla  maestosa e lunga fioritura. E’ una pianta che resiste bene sia alle alte che alle bassa temperature, le cui foglie sono lisce, a forma di lancia, ed i fiori di notevole dimensione, superano spesso i 10 cm di larghezza, hanno la forma simile alle margherite e a seconda la qualità possono essere di color porpora con l’interno giallo, o di colore a sfumatura variabile dal bianco al rosso con l’interno marrone giallo o arancione.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, dato l’utilizzo che gli indiani d’america ne facevano, simboleggia la forza e la salute.

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