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Fiori e piante

Gaillardia: descrizione, linguaggio dei fiori e arte

La gaillardia è una pianta erbacea appartenete alla famiglia delle asteraceae, ne esistono una decina di specie la maggior parte delle quali sono originarie dell’America settentrionale, solo alcune sono endemiche della flora argentina.

Le specie più diffuse sono la gaillardia pulchella, la gaillardia  aristata e la gaillardia grandiflora.

Gaillardia pulchella
Gaillardia pulchella

La gaillardia pulchella è una sempreverde ed ha, in genere, una dimensione medie, ovvero non supera i 30-50 cm di altezza. Le foglie sono abbastanza sottili, talvolta nastriformi, di colore verde chiaro. E’ una pianta che col suo basso e fitto fogliame tende a produrre piccoli tappeti di “erba” rigogliosa. Fiorisce durante la stagione estiva, quando fra le sue foglie compaiono lunghi e sottili fusti fiorieri, sulla cui sommità sbocciano fiori solitari, di varie dimensioni, a forma di margherita. Il fiore si presenta con un centro giallo o bruno, mentre la parte esterna dei petali può essere di varie tonalità di colore: giallo, rosso, arancione o marrone, alcune volte i petali possono presentare persino più colori sfumati. Caratteristica tipica è quindi il centro del fiore di colore più scuro che si schiarisce man mano che si arriva verso le punte dei petali, da qualche anno a questa parte però esistono numerosissime cultivar in cui questa caratteristica è stata alterata, ed il fiore si presenta di un uniforme giallo intenso.

La gaillardia  aristata

Gaillardia aristata

è una pianta perenne originaria del Canada e degli stati più settentrionali degli Stati Uniti, dove cresce spontanea sia nelle praterie che nei pendii di altitudine inferiore ai 2000 metri. Come la pulchella la forma dei fiori somiglia molto a quella della margherite o a quella di piccoli girasoli ma il loro colore è diverso le gaillarde aristate sono infatti esclusivamente di colore giallo, più o meno sfumato, solo alcuni esemplari possono avere qualche piccola sfumatura viola o rossa in prossimità della zona centrale. La differenza principale ripetto alla specie precedente riguarda non tanto la dimensione, la pianta può raggiungere infatti un’altezza massima di 50 – 70 cm, quanto la sottile peluria grigiastra che ricopre i fusti e le foglie; strette oblunghe, di colore verde-grigio e dal margine il più della volte dentellato.

Gaillardia grandiflora

La gaillardia grandiflora è, invece, un ibrido creato dalla due specie precedenti i cui fiori sembrano, come nelle altre due specie, delle grandi margherite ma la cui corolla oltre ad essere leggermente più grande, arriva a misurare 8 cm di diametro, presenta dei petali nella parte interna di colore giallo esterni e nella parte esterna di colore rosso intenso.

Storia e simbologia

Gaillardia Pulchella
foto di Glen Faxon

Il suo nome scientifico è stato coniato dal botanico Auguste Denis Fougeroux de Bondaroy (1732-1789) che lo dedicò ad un magistrato francese suo contemporaneo, Antoine René Gaillard de Charentonneauin, che era un appassionato di botanica.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la gaillardia simboleggia la gioia di stare insieme. E’ il fiore, o la pianta adatta ad esser donata a tutti quegli amici con cui si ha il piacere di trascorrere il proprio tempo.

La pianta nel corso dell’ottocento riscosse un certo successo in Europa, a dimostrazione di ciò vi è la poesia di Cicely Mary Barker con annessa immagine.

 

 

Canzone della
Fata della gaillardia

In un giardino c’era una bimbetta
che i miei colori fiammeggianti amava:
il cremisi, il giallo e lo scarlatto,
però qual era il mio nome?

Gaillardia è un nome che non resta in mente!
Così guardò il giallo e lo scarlatto
e allora ricordò l’oro splendente
del sole quando scende nel suo letto;

Di ricordare non si preoccupò:
mi inventò un nome molto bello
e Tramonto i miei fiori chiamò:
ora anche tu puoi usare quello!

The gaillardia fairy - La fata della gaillardia; Cicely Mary Barker
The gaillardia fairy – La fata della gaillardia;
Cicely Mary Barker

Testo originale

The song of
The gaillardia fairy

There once was a child in a garden,
Who loved all my colours of flame,
The crimson and scarlet and yellow
But what was my name?

For Gaillardia’s hard to remember!
She looked at my yellow and red,
And thought of the gold and the glory
When the sun goes to bed;

And she troubled no more to remember,
But gave me a splendid new name;
She spoke of my flowers as Sunsets
Then you do the same!

 

Sparaxis tricolor: descrizione e storia

Sparaxis tricolor

La sparaxis tricolor è una pianta bulbosa, perenne, appartenente alla famiglia delle iridaceae. E’ originaria dell’Africa meridionale ma è molto diffusa sia in Australia che in California e può essere facilmente coltivata anche nelle zone temperate e soleggiate della penisola italiana.

Si presenta con foglie basali lanceolate, strette e sottili, di colore verde. Fiorisce in primavera dopo aver prodotto uno o più steli floreali sottili e carnosi. Il fiore ha la forma di una stella a sei punte e può essere di diversi colori: arancione, rosso, viola rosa o bianco, il nucleo del fiore è solitamente di colore giallo intenso circondato da un anello di colore nero o in alcuni casi nero rossastro.

Sparaxis variegata

Oltre alla tricolor sono abbastanza diffuse anche altre due varietà di sparaxis: l’elegans, caratterizzata da petali di colore bianco o arancione e la grandiflora i cui petali sono di colore viola. Altre due varietà che meritano una citazione sono la sparaxis variegata, i cui fiori sono di colore viola e giallo, e la sparaxis villosa, queste due specie hanno la caratteristica di non presentare petali simmetrici.

Storia ed etimologia

Il primo botanico a descrivere e catalogare la pianta fu il britannico John Bellenden Ker Gawler (1764 – 1842).

Gaura lindheimeri

Il termine sparaxis deriva dalla parola greca “sparasso” che significa rompere o strappare, mentre il termine tricolor significa tre colori.

E’ comunemente conosciuta anche come fiore arlecchino e wand flower, quest’ultimo è un nome che condivide con un’altra pianta la gaura lindheimeri (una erbacea perenne appartenente al genere Gaura, originaria del Texas e della Louisiana).

Nigella sativa: descrizione, storia, curiosità e linguaggio dei fiori

Nigella
Nigella

La nigella sativa appartiene alla famiglia delle ranuncolacea ed è originaria del nord Africa e delle regioni a sud ovest del continente asiatico.

Si tratta di una pianta annuale che raggiunge un’altezza massima di 30 cm, è composta da un fusto liscio e sottile e da foglie alterne molto frastagliate. I fiori, che sbocciano durante la stagione estiva, sono solitari, composti da 5 o 10 petali solitamente di colore bianco o celeste, anche se ne esistono varietà dai petali di colore rosa e violetto. Dopo la fioritura la pianta produce dei “frutti” ovvero delle capsule di colore bruno che all’interno contengono numerosi semini chiamati cumino nero.

 

Storia e simbologia

Il primo a descrivere e a classificare la specie fu Carl von Linné, più comunemente e semplicemente conosciuto come Linneo, padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi.

Il suo nome deriva dal latino niger che significa nero, tale nome è dovuto al colore dei suoi semi, che oltretutto sono molto simili a quelli del cumino, ragion per cui la pianta è spesso conosciuta come col nome cumino nero.

La storia relativa all’utilizzo della pianta è molto ampia e risale a tempi molto antichi, fu infatti una delle specie più utilizzate sia in Asia che nell’antico Egitto.

Cumino nero (semi di nigella sativa)

All’interno della tomba del faraone Tutankamon sono stati ritrovati dagli archeologi alcuni semi di nigella, inoltre dalle analisi effettuate su alcune anfore contenute nella tomba è stato scoperto che al tempo in cui furono collocate erano colme di olio di semi di nigella. Questo fa quindi supporre che presso gli egizi la nigella avesse un ruolo molto importante e che fosse legata in qualche modo al concetto “forza e protezione” nella vita ultraterrena. Secondo alcune ipotesi i semi e l’olio da essi estratto avrebbero dovuto aiutare il Faraone nelle malattie che potevano affliggerlo nell’aldilà.

La nigella fu anche accuratamente studiata in epoca medievale sia dal matematico, filosofo e scienziato persiano Albiruni (Abu Arrayhan Muhammad ibn Ahmad al-Biruni, 973 – 1048) che dal medico, filosofo e matematico anche’esso persiano Avicenna (noto anche col nome Ibn Sinā, 980 – 1037), quest’ultimo in particolare scrisse il testo “Il canone di medicina” (Qānūn fī l-ṭibb) nel quale secondo i suoi studi i semi di nigella avevano la qualità di essere dei ricostituenti naturali.

Ibn Sinā

Nota Per quanto riguarda il lavoro in campo medico Avicenna, egli fu il primo a non limitarsi a dare una descrizione dei sintomi delle malattie, ma creò una specifica classificazione e soprattutto studiò le possibili cause. Inoltre si cimentò nella sperimentazione dei possibili rimedi. In pratica il suo lavoro può essere considerato un archetipo della moderna scienza farmacologica.  

Curiosità Il nome comune con cui i popoli arabi chiamano la nigella è habbatul barakah, che vuol dire semi benedetti. Nei paesi anglosassoni viene invece popolarmente chiamata “love in a mist“, amore nella nebbia, o “devil in the bush“, il diavolo nel cespuglio, per via della conformazione della pianta che crea cespugli fitti e velati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la nigella, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base alla sua “gloriosa” storia, simboleggia il dubbio e l’imbarazzo, tale significato è probabilmente dovuto ai nomi popolari attribuitigli dagli anglosassoni.