Il giardino del tempo

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Gesù che guarda attraverso un reticolo di James Tissot

Gesù che guarda attraverso un reticolo

Jésus regardant à travers le treillis

James Tissot (1836 – 1902), nato come Jacques-Joseph Tissot, fu un pittore francese noto per i suoi quadri che raffigurano l’aspetto mondano della vita parigina ottocentesca.

Contemporaneo e dallo stile vicino a quello di altri pittori suoi contemporanei, quali Henri Fantin-Latour, Édouard Manet e Edgar Degas, tra il 1886 e il 1894 iniziò a dipingere quadri relativi al Nuovo Testamento ed in particolare sulla vita di Cristo. Il quadro “Gesù che guarda attraverso un reticolo” fu il primo della serie, con esso un Gesù Cristo oscurato, non solo da un reticolo ma anche girasoli e un viticcio (a simboleggiare lo splendore della natura), il pittore voleva far intendere che nei secoli passati il vero Cristo era stato oscurato dagli aspetti fantastici aggiunti dai vari artisti.

I quadri di Tissot sul ciclo di Cristo riscossero un gran successo ma in essi la resa dei singoli dettagli ed il realismo con cui sono trattati ne “oscurano” la capacità di suscitare pathos religioso.

Il quadro è attualmente esposto presso il Brooklyn Museum di New York negli Stati Uniti

Eufrasia: Descrizione, mitologia e linguaggio dei fiori

Eufrasia

L’eufrasia, euphrasia rostkoviana, è una piccola pianta erbacea, che può essere sia annuale che perenne, appartenente alla famiglia delle orobanchaceae diffusa in Europa, Asia settentrionale e Nord America. Ne esistono circa 350 specie e di queste circa 20 sono presenti nella flora spontanea italiana, nei prati e nei pascoli fino a quote di 2500 metri di altitudine.

E’ una pianta di piccole dimensioni, tra i 10 e i 30 cm, che fiorisce in estate, dalla fine di maggio fino a tutto settembre, ha fusto eretto e ramificato e radici poco profonde che si sviluppano attaccandosi a quelle di altre piante (in particolare su quelle delle graminacee) ragion per cui è può esser considerata quasi una pianta “parassita”. I fiori sono piccoli, di forma tubolare con la corolla divisa in due labbra, quello inferiore trilobato di colore bianco col centro giallo brillante e quello superiore di colore bianco col centro violaceo.

Storia e simbologia

Il nome euphrasia fu ufficialmente introdotto dal biologo e scrittore svedese Carl von Linné (1707 – 1778), comunemente noto come Linneo, nel 1735 e deriva dal termine greco “εuφροσύνη” che significa “ilarità” e “gioia” e trae spunto da una delle tre grazie, Eufrosine, della mitologia greca. Il binomio scientifico attualmente accettato è però euphrasia rostkoviana dove il nome specifico rostkoviana fu dato dal botanico e farmacista Friedrich Gottlob Hayne.

Le tre Grazie (1636); Pieter Paul Rubens;
olio su tela (221 X 181 cm).
Madrid, Museo, del Prado

Secondo la versione mitologica più diffusa le Grazie erano ritenute le figlie di Zeus e della ninfa Eurinome (raramente vengono considerate le figlie di Zeus ed Era oppure figlie di Afrodite e Dionisio) ed erano molto legate alla vegetazione e alla natura. Il loro compito principale era quello di diffondere gioia e amicizia tra gli Dei e i mortali, molto spesso infatti vengono ritenute Dee della gioia. Negli episodi mitologici le tre fanciulle sono figure secondarie che partecipavano ai banchetti e a tutti i piacevoli eventi sociali che si svolgevano attorno all’Olimpo, accompagnando Afrodite ed Eros o cantando e ballando assieme alle muse al suono della lira di Apollo.

Secondo Esiodo i loro nomi erano: Aglaia, Dea dello splendore, Eufrosine, Dea della gioia, e Talia, dea della prosperità.

Nei secoli passati, poiché incarnavano la perfezione della bellezza e il corretto atteggiamento da tenere, furono considerate muse ispiratrici soprattutto dagli artisti, i quali le rappresentavano come giovani che danzano, abbracciate, formando un cerchio.

euphrasia rostkoviana

Nel linguaggio dei fiori e delle piante l’eufrasia simboleggia la verità e la lungimiranza.

Curiosità: Nella letteratura Euphrasie è il nome di battesimo di Cosette personaggio del romanzo “I miserabili” di Victor Hugo.

Fata dell’eufrasia e canzone della fata dell’eufrasia di Cicely Mary Barker

 

Hepatica nobilis: descrizione, curiosità e linguaggio dei fiori

Hepatica nobilis

L’hepatica nobilis appartiene al genere hepatica il quale comprende dieci specie di piante erbacee, perenni, diffuse prevalentemente nei sottoboschi. Un tempo la pianta veniva erroneamente classificata come anemone, ma in realtà è scoperto che si tratta di un’altra specie anche se appartenente, come l’anemone, alla famiglia delle ranuncolaceae.

E’ popolarmente conosciuta col nome di anemone epatica, fegatella e erba trinità, anche se si tratta si un pianta selvatica e spontanea può essere facilmente coltivata. Raggiunge un’altezza di 10 cm, ha foglie trilobate molto decorative, carnose e quasi coriacee che compaiono generalmente subito dopo la fioritura (fra i mesi di marzo e aprile), sono di colore verde scuro lucente, caratterizzate da bande di colore biancastro sulla pagina superiore e di colore violetto o bruno-rossicce su quella inferiore. I fiori sono solitari, molto simili agli anemoni (questa fu la ragione della confusione di generi avvenuta in passato), hanno un diametro di circa 2 – 3 cm e il colore della corolla varia dal bianco al blu-violetto. Fioriscono da febbraio ad aprile.

hepatica transsilvanica

Curiosità: Da questa specie vennero create tutte le specie ibride fiore doppio e di vari colori (bianche, rosse, blu, rosa ecc) che per ragioni estetiche vengono molto coltivate. Si tratta infatti di piante particolarmente indicate per l’allestimento di giardini rocciosi; predilige i luoghi ombreggiati, non troppo esposti ai raggi diretti del sole.

Un’altra specie appartenente al genere hepatica è l’hepatica transsilvanica che a differenza della nobilis  può raggiungere un’altezza di 15  e in alcuni casi 20 cm ed i cui fiori, di colore malva chiaro, hanno una corolla che raggiunge anche i 4 cm di diametro. Fiorisce come tutte le specie del genere da febbraio ad aprile.

Storia e simbologia 

Hepatica nobilis

Il nome hepatica venne introdotto nel linguaggio botanico nel 1754 in una pubblicazione del botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771), il termine deriva dalla parola di greco antico hèpar o hèpatos che significa fegato, tale nome è dovuto sia alla forma che dal colore della pagina inferiore delle foglie.
Il nome specifico nobilis deriva invece dal latino e significa noto o conosciuto, probabilmente dovuto alla popolarità che questa pianta aveva nel passato.

Sia il nome comune “anemone epatica” che quello di “fegatella” sono dovuti proprio alla forma e al colore delle foglie che ricordano vagamente il fegato. In passato, secondo la teoria delle segnature (una dottrina filosofica secondo la quale qualsiasi cosa creata da Dio potesse essere utilizzata da l’uomo seguendo i segnali che Dio stesso aveva creato per il suo utilizzo), era considerata benefica nella cura delle malattie del fegato, ma ciò non corrisponde nel modo più assoluto a verità.

Hepatica transsilvanica

Il nome comune “erba trinità” è dovuto invece all’usanza medievale di dipingere in alcuni affreschi, di carattere religioso, alcune foglie della pianta che dovevano simboleggiare il padre il figlio e lo spirito santo (la santissima trinità).

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, contrariamente a tutti i significati inerenti alla nomenclatura, l’hepatica nobils simboleggia la fiducia.