Il giardino del tempo

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Linguaggio dei fiori

Sin dall’antichità l’uomo ha attribuito significati simbolici sia ai fiori che alle piante. Ne è un esempio la mitologia greca nella quale, molto spesso, fiori e piante venivano associati alle vicende divine (ricordate il racconto mitologico di Narciso?). In epoca medievale e durante il rinascimento la “magia” legata al significato dei fiori si attenuò, le donne e gli uomini che coltivavano erbe, piante medicinali o spezie molte volte non era visti di buon occhio dalla società. Ma già verso la fine del Settecento, complice l’avanzare del movimento artistico letterario chiamato “Romanticismo”, le cose iniziarono a cambiare ed il significato simbolico dei fiori ritornò in voga, tanto che qualche anno più tardi, intono ai primi dell’Ottocento, si sviluppò la vera e propria florigrafia, ovvero l’arte di esprimere con i fiori le sensazioni e le emozioni che non potevano essere espresse a parole.

Nonostante al giorno d’oggi la florigrafia sia caduta un po’ in disuso è sempre affascinate, non è da tutti sapere che il gelsomino bianco esprime il candore d’animo, il gelsomino giallo è un augurio di felicità, mentre il raro gelsomino rosso simboleggia il desiderio. Inoltre, non tutti sanno che la sfavillante bouganvillea pianta rampicante, posta all’ingresso di molte abitazioni, nel linguaggio dei fiori significa benvenuto, o che il “velo da sposa“, tanto usato nelle cerimonie nuziali, simboleggia la delicatezza e che per questo motivo viene chiamato “baby’s breath” (respiro del bambino) in moltissimi stati del mondo.

Nigella sativa: descrizione, storia, curiosità e linguaggio dei fiori

Nigella
Nigella

La nigella sativa appartiene alla famiglia delle ranuncolacea ed è originaria del nord Africa e delle regioni a sud ovest del continente asiatico.

Si tratta di una pianta annuale che raggiunge un’altezza massima di 30 cm, è composta da un fusto liscio e sottile e da foglie alterne molto frastagliate. I fiori, che sbocciano durante la stagione estiva, sono solitari, composti da 5 o 10 petali solitamente di colore bianco o celeste, anche se ne esistono varietà dai petali di colore rosa e violetto. Dopo la fioritura la pianta produce dei “frutti” ovvero delle capsule di colore bruno che all’interno contengono numerosi semini chiamati cumino nero.

 

Storia e simbologia

Il primo a descrivere e a classificare la specie fu Carl von Linné, più comunemente e semplicemente conosciuto come Linneo, padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi.

Il suo nome deriva dal latino niger che significa nero, tale nome è dovuto al colore dei suoi semi, che oltretutto sono molto simili a quelli del cumino, ragion per cui la pianta è spesso conosciuta come col nome cumino nero.

La storia relativa all’utilizzo della pianta è molto ampia e risale a tempi molto antichi, fu infatti una delle specie più utilizzate sia in Asia che nell’antico Egitto.

Cumino nero (semi di nigella sativa)

All’interno della tomba del faraone Tutankamon sono stati ritrovati dagli archeologi alcuni semi di nigella, inoltre dalle analisi effettuate su alcune anfore contenute nella tomba è stato scoperto che al tempo in cui furono collocate erano colme di olio di semi di nigella. Questo fa quindi supporre che presso gli egizi la nigella avesse un ruolo molto importante e che fosse legata in qualche modo al concetto “forza e protezione” nella vita ultraterrena. Secondo alcune ipotesi i semi e l’olio da essi estratto avrebbero dovuto aiutare il Faraone nelle malattie che potevano affliggerlo nell’aldilà.

La nigella fu anche accuratamente studiata in epoca medievale sia dal matematico, filosofo e scienziato persiano Albiruni (Abu Arrayhan Muhammad ibn Ahmad al-Biruni, 973 – 1048) che dal medico, filosofo e matematico anche’esso persiano Avicenna (noto anche col nome Ibn Sinā, 980 – 1037), quest’ultimo in particolare scrisse il testo “Il canone di medicina” (Qānūn fī l-ṭibb) nel quale secondo i suoi studi i semi di nigella avevano la qualità di essere dei ricostituenti naturali.

Ibn Sinā

Nota Per quanto riguarda il lavoro in campo medico Avicenna, egli fu il primo a non limitarsi a dare una descrizione dei sintomi delle malattie, ma creò una specifica classificazione e soprattutto studiò le possibili cause. Inoltre si cimentò nella sperimentazione dei possibili rimedi. In pratica il suo lavoro può essere considerato un archetipo della moderna scienza farmacologica.  

Curiosità Il nome comune con cui i popoli arabi chiamano la nigella è habbatul barakah, che vuol dire semi benedetti. Nei paesi anglosassoni viene invece popolarmente chiamata “love in a mist“, amore nella nebbia, o “devil in the bush“, il diavolo nel cespuglio, per via della conformazione della pianta che crea cespugli fitti e velati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la nigella, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base alla sua “gloriosa” storia, simboleggia il dubbio e l’imbarazzo, tale significato è probabilmente dovuto ai nomi popolari attribuitigli dagli anglosassoni.

Violaciocca rossa: Storia, leggende e linguaggio dei fiori

Matthiola incana

La violaciocca rossa, matthiola incana, è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia della brassicaceae, tipica della flora mediterranea e quindi abbastanza diffusa sul territorio italiano.

Si tratta di una pianta che può raggiungere un’altezza di 60 cm circa composta da un fusto legnoso soprattutto alla base, di colore biancastro per via della sottile peluria, foglie molto strette e sottili, che si originano dal fusto e dalle varie ramificazioni, di forma lanceolata e vellutate al tatto a causa della sottile peluria che le rende di colore quasi grigiastro, e fiori, che sbocciano da marzo a maggio, composti da quattro petali di color violetto.

Nel territorio italiano sono particolarmente diffuse due sottospecie della pianta la incana e la rupestris:

  • La matthiola incana subspecie incana è quella più diffusa, si riconosce dalle foglie inferiori larghe al massimo 2 cm;
  • La matthiola incana subspecie rupestris, che è piuttosto rara in Sicilia, a differenza della specie precedente ha foglie inferiori che possono raggiungere i 4 cm di larghezza;
Storia e simbologia

Il nome matthiola fu attribuito alla pianta dal botanico francese Charles Plumier (1646-1704) ed è dedicato al medico, botanico senese Pietro Andrea Mattioli (1501-1578), che curava i giardini di Bernardo II di Cles, un noto cardinale italiano vissuto nel XVI secolo.

La violaciocca è comunemente chiamata “fiore delle api”, in quanto tradizionalmente piantata nei pressi degli alveari al fine di attirare e nutrire le api.  Si tratta di un fiore molto apprezzato soprattutto in Inghilterra e in Scozia. Secondo una leggenda scozzese si narra che una ragazza, che aveva rifiutato di sposare l’uomo scelto per lei dal padre, fu rinchiusa da quest’ultimo nella torre del castello di famiglia. Un giorno con l’aiuto del suo innamorato la ragazza decise di fuggire ma nel tentativo di farlo cadde lungo il muro della torre finendo sul suolo ricoperto da violaciocce dove morì sul colpo. Il ragazzo che l’aveva aiutata a fuggire non la dimenticò mai e in suo ricordo portò, per il resto dei suoi giorni, un rametto di violaciocca sul cappello.

Winter’s Tale – Atto V, Scena III

In Inghilterra la sua notorietà è attesta anche da un’opera di William Shakespeare, “Winter’s tale” (Il racconto d’inverno), dove i due dei protagonisti, Polissene e Perdita (i re di Boemia e la figlia del re di Sicilia), parlano di giardinaggio consigliandosi la coltura di violaciocche per arricchire il loro giardino.

 

 

Polissene – Sei gentile, pastora,
e bene hai scelto verzure d’inverno
per l’età nostra.
Perdita – In verità, signore,
i fiori di stagione più vistosi,
coll’invecchiar dell’anno,
quando l’estate non è ancora morta,
né ancora nato il tremolante inverno,
son i garofani e le violacciocche,
che chiamano “bastardi di natura”;
però il seme di quelle varietà
non cresce al nostro rustico giardino,
né m’interessa farcene trapianto.

Polissene – Perché non v’interessa, mia carina?
Perdita – Perché m’han detto che la screziatura
che varia il lor colore è un artificio
che usurpa la potenza creatrice
della grande Natura.

Polissene – E sia pur vero; però la natura
da nessun altro mezzo è migliorata
che non venga dalla natura stessa;
onde anche l’arte che, come voi dite,
aggiunge qualche cosa alla natura,
è anch’essa un’arte fatta da natura.
Vedete, per esempio, mia carina,
noi maritiamo un nobile virgulto,
per mezzo dell’innesto,
a un tronco della specie più volgare,
e da una gemma di più nobil razza
facciamo fecondare una corteccia
d’una specie più bassa: questa è un’arte
che non solo corregge la natura,
ma la cambia, ed è pur sempre natura.
Perdita – È così, infatti.

Polissene – E allora fate ricco
anche voi di striate violacciocche
il giardino, e non ditele bastarde.

 

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la violaciocca simboleggia la fedeltà e la bellezza immutabile.

Curiosità: Ad esser chiamata violaciocca non è solo la matthiola incana ma anche un’altra pianta l’erysimum cheiri,  che appartiene alla famiglia delle brassicaceae, che è diffussa sul territorio europeo, quindi anche in Italia, ma che viene spesso coltivata come pianta ornamentale per i suoi fiori di colore giallo.

Tagete: Storia, simbologia e tradizioni popolari

Alcune specie di tagete

La tagete, tagetes, è una pianta, erbacea, appartenente alla famiglia delle asteraceae, originaria del Messico e dell’America centrale. In natura ne esistono circa 50 specie fra le quale ve ne sono sia annuali che perenni.

Si tratta di una pianta dal tronco molto robusto, fittamente ramificato e di colore verdastro bruno. Le foglie di colore verde più o meno lucente hanno il margine esterno dentellato ed emettono un odore aspro e pungente. La fioritura inizia fra la fine di giugno e l’inizio di luglio e prosegue fino ai primi freddi autunnali. I fiori, singoli o doppi, crescono su peduncoli lunghi fino a 15 cm, sono riuniti in capolini terminali e somigliano, in una certa misura, ai fiori di calendula. Il loro colore è il colore giallo-arancio in tutte le sfumature possibili, e talvolta possono presentare anche delle vistose striature.

Storia e simbologia

Nelle regioni di origine si trova spesso allo stato spontaneo lungo i margini delle strade e nei luoghi incolti, in Europa, dove fu importata nel corso del 1500 dal Messico, è utilizzata, invece, come pianta ornamentale, soprattutto per creare delle siepi o delle bordure nelle aiuole.

Addobbi per il Dia de los muetos

In Messico, suo paese di origine, la tagete viene chiamata cempasúchil, ed i fiori vengono largamente utilizzati  durante la festività del Dia de Los Muertos  (giorno dei morti). Secondo le credenze popolari l’1 e il 2 novembre gli spiriti dei defunti tornano sulla terra per trovare i loro cari, quindi tutta la popolazione in occasione dell’evento si appresta ad addobbare le tombe con spettacolari altari fioriti. I petali della tagete vengono utilizzati, oltre che per gli addobbi, per segnare sul terreno il sentiero che le anime dei defunti dovranno seguire per arrivare agli altari eretti in loro onore. Quest’ultimo utilizzo è dovuto ad un’altra credenza popolare secondo la quale i petali di tagete sarebbero in grado di trattenere il calore solare e quindi riuscirebbero ad illuminare la via che il defunto dovrebbe seguire per il suo ritorno.

Tagete-cempasúchil

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, nei suoi paesi di origine, simboleggia la beatitudine.

In Europa prende il suo nome coincide invece con quello di una divinità etrusca che insegnò agli etruschi l’arte della divinazione e della comprensione dei messaggi degli Dei, per questa ragione simboleggia proprio la comprensione.

Curiosità Nel nostro paese viene volgarmente chiamata anche garofano indiano, il termine indiano in questo caso sta ad indicare l’etnomino indios ovvero nativi americani e non ha alcuna attinenza con l’India.