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Linguaggio dei fiori

Sin dall’antichità l’uomo ha attribuito significati simbolici sia ai fiori che alle piante. Ne è un esempio la mitologia greca nella quale, molto spesso, fiori e piante venivano associati alle vicende divine (ricordate il racconto mitologico di Narciso?). In epoca medievale e durante il rinascimento la “magia” legata al significato dei fiori si attenuò, le donne e gli uomini che coltivavano erbe, piante medicinali o spezie molte volte non era visti di buon occhio dalla società. Ma già verso la fine del Settecento, complice l’avanzare del movimento artistico letterario chiamato “Romanticismo”, le cose iniziarono a cambiare ed il significato simbolico dei fiori ritornò in voga, tanto che qualche anno più tardi, intono ai primi dell’Ottocento, si sviluppò la vera e propria florigrafia, ovvero l’arte di esprimere con i fiori le sensazioni e le emozioni che non potevano essere espresse a parole.

Nonostante al giorno d’oggi la florigrafia sia caduta un po’ in disuso è sempre affascinate, non è da tutti sapere che il gelsomino bianco esprime il candore d’animo, il gelsomino giallo è un augurio di felicità, mentre il raro gelsomino rosso simboleggia il desiderio. Inoltre, non tutti sanno che la sfavillante bouganvillea pianta rampicante, posta all’ingresso di molte abitazioni, nel linguaggio dei fiori significa benvenuto, o che il “velo da sposa“, tanto usato nelle cerimonie nuziali, simboleggia la delicatezza e che per questo motivo viene chiamato “baby’s breath” (respiro del bambino) in moltissimi stati del mondo.

Eufrasia: Descrizione, mitologia e linguaggio dei fiori

Eufrasia

L’eufrasia, euphrasia rostkoviana, è una piccola pianta erbacea, che può essere sia annuale che perenne, appartenente alla famiglia delle orobanchaceae diffusa in Europa, Asia settentrionale e Nord America. Ne esistono circa 350 specie e di queste circa 20 sono presenti nella flora spontanea italiana, nei prati e nei pascoli fino a quote di 2500 metri di altitudine.

E’ una pianta di piccole dimensioni, tra i 10 e i 30 cm, che fiorisce in estate, dalla fine di maggio fino a tutto settembre, ha fusto eretto e ramificato e radici poco profonde che si sviluppano attaccandosi a quelle di altre piante (in particolare su quelle delle graminacee) ragion per cui è può esser considerata quasi una pianta “parassita”. I fiori sono piccoli, di forma tubolare con la corolla divisa in due labbra, quello inferiore trilobato di colore bianco col centro giallo brillante e quello superiore di colore bianco col centro violaceo.

Storia e simbologia

Il nome euphrasia fu ufficialmente introdotto dal biologo e scrittore svedese Carl von Linné (1707 – 1778), comunemente noto come Linneo, nel 1735 e deriva dal termine greco “εuφροσύνη” che significa “ilarità” e “gioia” e trae spunto da una delle tre grazie, Eufrosine, della mitologia greca. Il binomio scientifico attualmente accettato è però euphrasia rostkoviana dove il nome specifico rostkoviana fu dato dal botanico e farmacista Friedrich Gottlob Hayne.

Le tre Grazie (1636); Pieter Paul Rubens;
olio su tela (221 X 181 cm).
Madrid, Museo, del Prado

Secondo la versione mitologica più diffusa le Grazie erano ritenute le figlie di Zeus e della ninfa Eurinome (raramente vengono considerate le figlie di Zeus ed Era oppure figlie di Afrodite e Dionisio) ed erano molto legate alla vegetazione e alla natura. Il loro compito principale era quello di diffondere gioia e amicizia tra gli Dei e i mortali, molto spesso infatti vengono ritenute Dee della gioia. Negli episodi mitologici le tre fanciulle sono figure secondarie che partecipavano ai banchetti e a tutti i piacevoli eventi sociali che si svolgevano attorno all’Olimpo, accompagnando Afrodite ed Eros o cantando e ballando assieme alle muse al suono della lira di Apollo.

Secondo Esiodo i loro nomi erano: Aglaia, Dea dello splendore, Eufrosine, Dea della gioia, e Talia, dea della prosperità.

Nei secoli passati, poiché incarnavano la perfezione della bellezza e il corretto atteggiamento da tenere, furono considerate muse ispiratrici soprattutto dagli artisti, i quali le rappresentavano come giovani che danzano, abbracciate, formando un cerchio.

euphrasia rostkoviana

Nel linguaggio dei fiori e delle piante l’eufrasia simboleggia la verità e la lungimiranza.

Curiosità: Nella letteratura Euphrasie è il nome di battesimo di Cosette personaggio del romanzo “I miserabili” di Victor Hugo.

Fata dell’eufrasia e canzone della fata dell’eufrasia di Cicely Mary Barker

 

Hepatica nobilis: descrizione, curiosità e linguaggio dei fiori

Hepatica nobilis

L’hepatica nobilis appartiene al genere hepatica il quale comprende dieci specie di piante erbacee, perenni, diffuse prevalentemente nei sottoboschi. Un tempo la pianta veniva erroneamente classificata come anemone, ma in realtà è scoperto che si tratta di un’altra specie anche se appartenente, come l’anemone, alla famiglia delle ranuncolaceae.

E’ popolarmente conosciuta col nome di anemone epatica, fegatella e erba trinità, anche se si tratta si un pianta selvatica e spontanea può essere facilmente coltivata. Raggiunge un’altezza di 10 cm, ha foglie trilobate molto decorative, carnose e quasi coriacee che compaiono generalmente subito dopo la fioritura (fra i mesi di marzo e aprile), sono di colore verde scuro lucente, caratterizzate da bande di colore biancastro sulla pagina superiore e di colore violetto o bruno-rossicce su quella inferiore. I fiori sono solitari, molto simili agli anemoni (questa fu la ragione della confusione di generi avvenuta in passato), hanno un diametro di circa 2 – 3 cm e il colore della corolla varia dal bianco al blu-violetto. Fioriscono da febbraio ad aprile.

hepatica transsilvanica

Curiosità: Da questa specie vennero create tutte le specie ibride fiore doppio e di vari colori (bianche, rosse, blu, rosa ecc) che per ragioni estetiche vengono molto coltivate. Si tratta infatti di piante particolarmente indicate per l’allestimento di giardini rocciosi; predilige i luoghi ombreggiati, non troppo esposti ai raggi diretti del sole.

Un’altra specie appartenente al genere hepatica è l’hepatica transsilvanica che a differenza della nobilis  può raggiungere un’altezza di 15  e in alcuni casi 20 cm ed i cui fiori, di colore malva chiaro, hanno una corolla che raggiunge anche i 4 cm di diametro. Fiorisce come tutte le specie del genere da febbraio ad aprile.

Storia e simbologia 

Hepatica nobilis

Il nome hepatica venne introdotto nel linguaggio botanico nel 1754 in una pubblicazione del botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771), il termine deriva dalla parola di greco antico hèpar o hèpatos che significa fegato, tale nome è dovuto sia alla forma che dal colore della pagina inferiore delle foglie.
Il nome specifico nobilis deriva invece dal latino e significa noto o conosciuto, probabilmente dovuto alla popolarità che questa pianta aveva nel passato.

Sia il nome comune “anemone epatica” che quello di “fegatella” sono dovuti proprio alla forma e al colore delle foglie che ricordano vagamente il fegato. In passato, secondo la teoria delle segnature (una dottrina filosofica secondo la quale qualsiasi cosa creata da Dio potesse essere utilizzata da l’uomo seguendo i segnali che Dio stesso aveva creato per il suo utilizzo), era considerata benefica nella cura delle malattie del fegato, ma ciò non corrisponde nel modo più assoluto a verità.

Hepatica transsilvanica

Il nome comune “erba trinità” è dovuto invece all’usanza medievale di dipingere in alcuni affreschi, di carattere religioso, alcune foglie della pianta che dovevano simboleggiare il padre il figlio e lo spirito santo (la santissima trinità).

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, contrariamente a tutti i significati inerenti alla nomenclatura, l’hepatica nobils simboleggia la fiducia.

Nigella sativa: descrizione, storia, curiosità e linguaggio dei fiori

Nigella
Nigella

La nigella sativa appartiene alla famiglia delle ranuncolacea ed è originaria del nord Africa e delle regioni a sud ovest del continente asiatico.

Si tratta di una pianta annuale che raggiunge un’altezza massima di 30 cm, è composta da un fusto liscio e sottile e da foglie alterne molto frastagliate. I fiori, che sbocciano durante la stagione estiva, sono solitari, composti da 5 o 10 petali solitamente di colore bianco o celeste, anche se ne esistono varietà dai petali di colore rosa e violetto. Dopo la fioritura la pianta produce dei “frutti” ovvero delle capsule di colore bruno che all’interno contengono numerosi semini chiamati cumino nero.

 

Storia e simbologia

Il primo a descrivere e a classificare la specie fu Carl von Linné, più comunemente e semplicemente conosciuto come Linneo, padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi.

Il suo nome deriva dal latino niger che significa nero, tale nome è dovuto al colore dei suoi semi, che oltretutto sono molto simili a quelli del cumino, ragion per cui la pianta è spesso conosciuta come col nome cumino nero.

La storia relativa all’utilizzo della pianta è molto ampia e risale a tempi molto antichi, fu infatti una delle specie più utilizzate sia in Asia che nell’antico Egitto.

Cumino nero (semi di nigella sativa)

All’interno della tomba del faraone Tutankamon sono stati ritrovati dagli archeologi alcuni semi di nigella, inoltre dalle analisi effettuate su alcune anfore contenute nella tomba è stato scoperto che al tempo in cui furono collocate erano colme di olio di semi di nigella. Questo fa quindi supporre che presso gli egizi la nigella avesse un ruolo molto importante e che fosse legata in qualche modo al concetto “forza e protezione” nella vita ultraterrena. Secondo alcune ipotesi i semi e l’olio da essi estratto avrebbero dovuto aiutare il Faraone nelle malattie che potevano affliggerlo nell’aldilà.

La nigella fu anche accuratamente studiata in epoca medievale sia dal matematico, filosofo e scienziato persiano Albiruni (Abu Arrayhan Muhammad ibn Ahmad al-Biruni, 973 – 1048) che dal medico, filosofo e matematico anche’esso persiano Avicenna (noto anche col nome Ibn Sinā, 980 – 1037), quest’ultimo in particolare scrisse il testo “Il canone di medicina” (Qānūn fī l-ṭibb) nel quale secondo i suoi studi i semi di nigella avevano la qualità di essere dei ricostituenti naturali.

Ibn Sinā

Nota Per quanto riguarda il lavoro in campo medico Avicenna, egli fu il primo a non limitarsi a dare una descrizione dei sintomi delle malattie, ma creò una specifica classificazione e soprattutto studiò le possibili cause. Inoltre si cimentò nella sperimentazione dei possibili rimedi. In pratica il suo lavoro può essere considerato un archetipo della moderna scienza farmacologica.  

Curiosità Il nome comune con cui i popoli arabi chiamano la nigella è habbatul barakah, che vuol dire semi benedetti. Nei paesi anglosassoni viene invece popolarmente chiamata “love in a mist“, amore nella nebbia, o “devil in the bush“, il diavolo nel cespuglio, per via della conformazione della pianta che crea cespugli fitti e velati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante la nigella, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base alla sua “gloriosa” storia, simboleggia il dubbio e l’imbarazzo, tale significato è probabilmente dovuto ai nomi popolari attribuitigli dagli anglosassoni.