Giglio (lilium candidum)

Il gigliolilium, appartiene alla famiglia delle liliaceae, è originario della Siria e della Palestina. Ha foglie strette con venatura parallele, disposte attorno al fusto. I fiori sono composti da sei petali, spesso riuniti in numerose infiorescenze su lunghi steli, di diversi colori che a seconda della specie possono essere molto profumati. 

La specie più conosciuta e diffusa è il lilium candidum, di origine Balcanica ma importato nell’Italia meridionale già al tempo dei romani. La sua diffusione nell’area mediterranea fu molto rapida grazie ad alcune leggi, emanate dell’imperatore Augusto, le quali imponevano la coltivazione di tutte le piante ritenuti utili al fine di ridurre i costi della loro importazione dai paesi orientali. Grazie a quest’antica legge il giglio divenne una pianta semi spontanea anche nell’area dell’Italia Meridionale. 

Lilium regale

Il lilium candidum è di colore bianco, ma esistono altre qualità abbastanza diffuse come ad esempio il lilium tigrinum, di colore rosa o giallo sfumato e cosparso da piccole macchioline nere, e il lilium regale, di colore bianco con sfumature rosa o gialle.

Storia e simbologia

Immagine iconografica di San Giuseppe
Immagine iconografica di San Giuseppe

Il giglio è un fiore accompagnato moltissime leggende soprattutto d’ispirazione religiosa. Nella religione cristiana rappresenta la purezza della Madonnanarra una leggenda che Maria scelse il suo sposo, Giuseppe, notandolo tra la folla, grazie al giglio che teneva in mano, per questo motivo, nelle varie iconografie di San Giuseppe, è spesso raffigurato con un bastone dal quale sbocciano dei gigli bianchi. E’ anche il fiore attribuito all’arcangelo Gabriele e, nella tradizione cristiana italiana, a Sant’Antonio, il protettore dei bambini, il quale secondo la leggenda ebbe in dono un rametto di gigli fioriti proprio da Gesù bambino.

Stemma di Luigi VII

Oltre ad essere un fiore simbolo nella cristianità il giglio è anche uno dei simboli più presenti nella storia delle grandi dinastie. Nel 1147 venne adottato come stemma da Luigi VII prima della sua partenza per la Crociata, da quel momento la raffigurazione del giglio fu spesso adottata in Francia nel corso dei secoli, ad esempio: le stoffe delle poltrone sulla quale sedevano i magistrati erano sempre decorate con dei gigli; dal 1655 al 1657 le monete coniate furono chiamate gigli d’oro e gigli d’argento.

Il giglio fu uno dei simboli più utilizzato dagli ordini equestri, ovvero gli ordini cavallereschi sia dello Stati che del papato, ad esempio quello di Navarra, quello di papa Paolo II e di Paolo III e quello istituito da Luigi XVIII nel 1816.

Stemma della città di Firenze

Il giglio divenne ed è ancor oggi lo stemma della città di Firenze, dapprima il simbolo della città era un giglio bianco su fondo rosso poi nel 1251 a Firenze venne adottato, quello l’attuale, il giglio rosso su fondo bianco per simboleggiare la vittoria dei Guelfi nello scontro fra le due fazioni, Guelfi e i Ghibellini, avvenute in quegli anni.

Oltre ai precedenti significati ricchi di gloria e di fede, il giglio ebbe per molti anni un significato meno nobile, in passato infatti venne largamente utilizzato per marchiare i delinquenti.

In capo artistico il giglio è stato spesso rappresentato da vari artisti a partire dall’antica Grecia dove era associato nelle varie raffigurazioni alla dea della modestia e del candore, Pudicizia che lo teneva tra le mani, e alla dea della Speranza che nelle opere dove è raffigurata tiene un bocciolo di giglio.

L’origine della via lattea, Tintoretto

Nell’opera del Tintoretto L’origine della Via Lattea” è raffigurato un episodio mitologico che spiega la nascita dei gigli, nel tentativo di far diventare Ercole un immortale, Giove lo attacca al petto di Giunone che stava dormendo ma, il piccolo Ercole facendo svegliare la dea, face gocciolare del latte in cielo, dove si generò la Via Lattea, e in terra dove crebbero immediatamente dei gigli. 

L’opera del Tintoretto dipinta nel 1580 venne eseguita per Rodolfo II ed è oggi custodita alla National Gallery di Londra.

Il pittore Tiziano Vecellio, e molti altri artisti, lo raffigura nell’Annunciazione come il fiore offerto dall’arcangelo Gabriele a Maria.

l'Annunciazione (1535), Tiziano Vecellio
l’Annunciazione (1535), Tiziano Vecellio

In ultimo dopo tanti accenni storici, religiosi e artistici una piccola nota curiosa: in Olanda una qualità di giglio, il giglio martagone, veniva appositamente coltivato negli orti a scopo alimentare, dopo la cottura nel latte veniva infatti tritato e mescolato all’impasto del pane.

Giglio martagone

Nonostante le belle leggende che circondano il giglio secondo le credenze popolari sognare un giglio è un simbolo nefasto in quanto presagio di morte prematura.

Nel linguaggio dei fiori e della piante il significato del giglio varia a seconda della specie e della colorazione: il giglio bianco simboleggia la verginità, la purezza, e la regalità d’animo; il giglio giallo simboleggia la nobiltà; il giglio rosa simboleggia la vanità; il giglio della valle è il simbolo della dolcezza e portato in dono rappresenta un augurio di felicità; la qualità chiamata giglio calla simboleggia la bellezza e quella chiamata giglio tigre simboleggia ricchezza e orgoglio.

Lilium tigrinum

Regalare un giglio significa apprezzare la purezza d’animo della persona alla quale si regala, per questa ragione la tradizione vuole che sia il fiore da regalare per un battesimo e per la prima comunione.

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